DATI OBIETTIVI & DECISIONI

I dati e la decisione, l’importanza degli obiettivi

I dati, quelli importanti, costituiscono il fondamento necessario per le decisioni informate, sono condizione necessaria ma non sufficiente, i dati sono alla base, possiamo definirli la commodities, tuttavia singolarmente non rappresentano né una informazione ne la decisione.

Per divenire informazioni è necessario fare delle elaborazioni, collegarli e poi inserirli i un processo decisionale, al termine del quale avremo una decisione informata.

Tuttavia, l’elaborazione dei dati e i metodi statistici quantitativi, trattandosi di elaborazioni matematiche, vengono utilizzati per verifica scientifica dei risultati dimenticando che la statistica è solo una tecnica per l’elaborazione dei dati e non un metodo di validazione.

I dati sono gli elementi di cui necessitiamo per elaborare e comporre le informazioni, ma è importante anche considerare che le informazioni da sole non costituiscono la decisione.

La decisione è un processo che non ha inizio dalle informazioni disponibili, infatti le informazioni vengono analizzate solo successivamente, dopo, aver traguardato un obiettivo.

È la definizione dell’obiettivo, come una nuova condizione da raggiungere, che attiva la dinamica decisionale, la quale scaturisce nella ricerca di informazioni e dati pertinenti, in assenza di un obiettivo chiaro il dato è un numero.

Nel momento esatto in cui ci troviamo a prendere una decisione, le informazioni conosciute sono tutte già disponibili, in questo preciso momento ognuno di Noi può essere certo di disporre di molte informazioni che rimangono “sospese”, di conseguenza la decisione non si è determinata in funzione di tutto ciò che sappiamo in quel momento.

La ricerca delle informazioni necessarie si attiva subito dopo aver chiara la direzione verso la quale orientarsi, ovvero solo dopo aver individuato l’obiettivo specifico.

Nonostante tutti conoscono il contenuto del proprio guardaroba, nessuno deciderebbe di andare in montagna per il solo fatto di avere l’abbigliamento necessario ……

Anche se disponiamo di guardaroba illimitati, decidiamo cosa mettere nella “valigia” solo dopo aver deciso dove andare, non prima. L’informazione è latente.

Purtroppo, spesso si pensa che disporre di montagne di dati corrisponda a sapere dove andare.

Qualsiasi decisione non è agita da informazioni o dal passato, le decisioni sono agite dal futuro, il passato è importante in quanto fa comprendere lo schema che abbiamo utilizzato, con il quale abbiamo reagito ai precedenti eventi, fa emergere un modello di comportamento ricorrente, paradossalmente chi desidera disporre di quantità di dati e li ritiene  fondamentali per prendere decisioni mostra una tendenza più vicina al controllo in termini patologici, questo comportamento può essere la conseguenza di BIAS che derivano “dall’Autoinganno”: l’illusione di controllo e della conoscenza che tendono a vivere l’illusione di raggiungere un obiettivo attraverso il controllo degli strumenti (vedi BIAS).

Qualsiasi azione, decisione è guidata dal futuro!

Una “sveglia” è una sveglia da sola fa “Tic Tac”, se prima di addormentarvi “mettete la sveglia” state pensando a quando volervi alzare il giorno dopo ovvero, in funzione di ciò pensate di fare domani, nel futuro.

 

Torniamo ai dati:

“Comportati sempre in modo da aumentare le possibilità di scelta.”

Heinz von Foerster

Spesso sentiamo dire che la cosa più importante per un imprenditore è decidere! Io credo sia limitante del termine imprenditore, quasi invalidante, il punto non è decidere, non è importante la quantità delle decisioni, in primis perché molti non considerano che non decidere è una decisione e poi più che le decisioni conta l’efficacia e l’efficienza delle soluzioni in relazione alle conseguenze legate alla decisione ovvero, la conseguenza futura della decisione.

Decidere non è guidare una azienda, quanto il contrario, guidare una azienda è saper decidere, che riporta alla capacità di assumere le responsabilità legate alle conseguenze.

Se per prendere le decisioni occorrono le informazioni, queste debbono essere pertinenti, complete, esaustive, sufficientemente ampie da considerare elementi anche esterni che potrebbero influire, profonde ma non dispersive, funzionali agli obiettivi da raggiungere e non altre.

Esempio: se conosco i margini e le vendite e miglioro i margini e/o le vendite, potrei comunque non sapere in quale direzione sto conducendo l’azienda, in modo analogo se in barca “cazzo” la randa, “orzo” o “poggio” sto facendo solo delle manovre ma, in quale direzione?

Qualsiasi manovra se ben eseguita rimane all’interno di un confine operativo di natura non strategica, avere tanti dati e informazioni non è strategico, pensate al solo fatto che tutte le aziende dispongono degli stessi dati e della medesima qualità, Apple e BARILLA dispongono della medesima qualità informativa del proprio mercato ma hanno obiettivi e strategie completamente diverse, i dati e le informazioni hanno carattere “strumentale” ovvero di adeguatezza al fine che desiderano raggiungere, i dati sulle vendite sono importanti ma per capire cosa?

L’erroneità degli eccessi del dato e l’errore delle scelte

Quando prestiamo troppa attenzione ai dati questi diventano i driver  delle decisioni ovvero tendiamo a decidere rispetto al dato, esempio: se l’aumento del fatturato è considerato un vantaggio (bias informativo), cercheremo di aumentare il fatturato dimenticando il funzionamento aziendale perché l’aumento del fatturato, come in una partita di scacchi, non sposta solo il fatturato ma una serie di relazioni e dinamiche che interagiscono tra loro in una dimensione non lineare che rischia di portarci fuori strada.

Facciamo un balzo in avanti! Prima di procedere nella lettura troverete più utile rispondete prima a questa domanda, solo pochi istanti e tenetelo a mente.

Qual è l’obiettivo dell’azienda?

Le aziende esistono per produrre profitti non per lavorare, il lavoro è lo strumento, non il fine aziendale, se l’azienda non genera profitto, termine da specificare in modo estremamente preciso (il termine Profitto non è generico come guadagno, ne coincide con arricchimento, tutt’altro), non genera ricchezza per il contesto in cui è inserita, non assolve alla sua funzione sociale che va ben oltre al guadagno dell’imprenditore che, se rimane l’unico scopo, lentamente comporterà gravi squilibri e la sparizione dell’impresa.

La percezione di ognuno della propria azienda è assolutamente corretta, certo! Dal proprio punto di vista, rappresenta il modo (schema consolidato, ormai rigido), in cui siamo abituati a pensare ma non sono le uniche considerazioni di cui tener conto.

Possiamo dimostrare che il profitto è sociale, il profitto guida lo sviluppo delle aziende, non è arricchimento con il quale viene erroneamente confuso.

Le aziende debbono generare profitti.

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